Ex AMCM: con una dichiarazione alla stampa il Sindaco ha chiuso la questione

Distesa d'asfalto certo, come dice il Sindaco, dopo le abusive demolizioni volute dalla Giunta municipale nell'estate 2010
“Distesa d’asfalto certo, come dice il Sindaco, dopo le abusive demolizioni volute dalla Giunta municipale nell’estate 2010”

Non stupisce il consueto garbo (chi non la pensa così è privo di “normale buon senso”), preoccupa invece la povertà degli argomenti. Il Sindaco non spiega perché sono “menzogne” le motivate contestazioni (non solo) di Italia Nostra che si limita a chiedere il rispetto della disciplina urbanistica che la stessa amministrazione comunale si è data. Dal 2013 è rimasta in sospeso la adozione del piano particolareggiato dell’area ex AMCM e prima di ogni intervento è necessario il passaggio alla approvazione di un piano esecutivo. Che invece è stato negato. In quell’“ambito urbano consolidato” la vigente disciplina di piano strutturale detta prescrizioni conservative che anche il nuovo progetto negoziato con il raggruppamento di imprese vìola apertamente, come già le violava il precedente piano particolareggiato, perciò annullato dal TAR su ricorso di Italia Nostra (dichiarata illegittima anche la demolizione, perciò abusiva, della originaria -1912 – rimessa dei tram e dell’ampliamento della palazzina uffici, progetto Pucci/Vecchi: se questa è cultura creativa). Non è demonizzazione pretendere che il rapporto con i privati sia impostato così che non ne risulti sacrificato l’interesse pubblico, quando: 1. le valutazioni economiche poste alla base del trasferimento alle imprese private di edifici e aree dell’ex AMCM non corrispondono affatto (vera e propria liquidazione) ai criteri obbiettivi di stima ufficialmente adottati dalla amministrazione comunale per le valorizzazioni immobiliari conseguenti alle varianti urbanistiche e 2. pressoché la totalità delle opere urbanistiche poste a debito del Comune sono quelle di dotazione dei nuovi insediamenti di residenza, commercio e uffici, a carico delle imprese private cui è affidato l’intervento (e la palestra si giova del finanziamento pubblico). Sarebbe interessante conoscere cosa ne pensi la Corte dei Conti. Infine, residenza, uffici e mercato non son certo in sé destinazioni riprovevoli e neppure necessariamente incompatibili con le contigue e primarie strutture di servizio alla cultura,  ma qui è mancata la dimostrazione della sostenibilità urbanistica del nuovo carico di insediamento privato aggiuntivo, entro un quartiere già gravemente congestionato e per altro dotato di adeguati servizi di vicinato.

Italia Nostra Modena, 5 agosto 2018

 

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