Ancora all’asta e a prezzo ribassato palazzina e giardino già sede dell’Istituto Sperimentale Agronomico (in viale Caduti in Guerra, proprio di fronte all’Orto Botanico, relazione non casuale).

stazione agraria Gazzetta Modena

Non sappiamo se la Commissione regionale per il patrimonio culturale abbia autorizzato la vendita di questo complesso immobiliare che una corretta tutela dovrebbe conservare al patrimonio pubblico, come da anni Italia Nostra motivatamente va sostenendo. In ogni caso dovrà essere prescritta una destinazione che non contrasti con il carattere di questo glorioso istituto pubblico di ricerca, del quale l’associazione ha tracciato la storia quando nel gennaio 2015 condivise il suggerimento, poi non accolto, di insediare in quel complesso (e non nelle palazzina Vigarani dei Giardini ducali) il palatipico, le manifestazioni modenesi connesse all’Expo 2015.  Rileggiamo oggi la nota allora diffusa da Italia Nostra:

«Stupisce che il suggerimento del gruppo consiliare Cinquestelle non sia stato ripreso dalla stampa con il dovuto rilievo,  perché non si potrebbe immaginare una soluzione più appropriata: entro la villa dove nel 1931, sulla linea del viale Caduti in Guerra, di fronte all’Orto botanico, fu insediata la gloriosa Stazione Agraria Sperimentale. La prima costituita  nell’Italia Unita con decreto del ministro Minghetti 1870, che per oltre un secolo ha svolto  attività di ricerca di alta e riconosciuta qualificazione tecnico-scientifica, divenendo infine Istituto Sperimentale Agronomico, irresponsabilmente soppresso nel 2006 nel sostanziale disinteresse della città.

L’associazione Italia Nostra  si impegnò perché la preziosa biblioteca specialistica (oltre diecimila volumi ed annate complete di importanti riviste straniere altrove non reperibili) non si disperdesse, così come il rarissimo archivio pedologico anche a documentazione dei terreni delle ex colonie. Obbiettivo solo parzialmente raggiunto, mentre del tutto insoddisfatta è la esigenza che l’edificio pubblico con l’ampio giardino circostante trovi una destinazione coerente con la storia dell’Istituto, essendo fallita la soluzione di insediarvi una sezione della facoltà di agraria dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Ora la Villa del viale Caduti in Guerra è chiusa e inerte e non si vorrebbe che il proprietario ente pubblico nazionale coltivasse il proposito di un impiego speculativo. Mentre è uno spazio immediatamente e ben altrimenti disponibile.

Ebbene, certamente la più intelligente è l’idea di dare sede alle manifestazioni modenesi connesse all’EXPO 2015 nell’edificio della Stazione Sperimentale Agraria, con la disponibilità degli ampi spazi del giardino (l’orto delle sperimentazioni), in posizione prossima alla stazione ferroviaria e quindi anche logisticamente perfetta.

Con il dichiarato collegamento alla tradizione di ricerca dell’Istituto, la soluzione assicura dignità culturale  a una iniziativa che rischia di condannarsi a una banale promozione commerciale dei prodotti enogastronomici locali se non sappia esprimere un originale contributo al tema proprio della esposizione universale “Nutrire il pianeta. Energie per la vita”.

Un simile impiego necessariamente temporaneo dell’edificio contiene per altro in sé la indicazione decisiva  per il riscatto dalla attuale condizione di abbandono e per una definitiva destinazione coerente con la tradizione dell’Istituto di ricerca e sperimentazione agraria che ha animato quel luogo fino alla recente soppressione.

Italia Nostra ritiene che la proposta di insediare il “palatipico” nella villa che fu sede della Sezione Sperimentale Agraria debba imporsi alla responsabilità di chi governa la città.

Modena, 9 gennaio 2015

Italia Nostra. Sezione di Modena.

NdR: L’istituto fu diretto negli anni ‘50/60 dal prof. Alfonso Draghetti, castelfranchese, oggi unanimemente ritenuto uno agli antesignani della critica all’agricoltura intensiva industrializzata ed uno dei primissimi studiosi a perorare (nel suo volume “Principi di fisiologia dell’azienda agraria”, pubblicato per la prima volta nel 1948) il ritorno ad un ciclo agricolo in armonia con le leggi, ritenute universali, della natura. Uno studioso di primissimo livello autore di numerose pubblicazioni scientifiche d’avanguardia che oggi in occasione di un evento come l’Expo la città di Modena dovrebbe degnamente ricordare.»

 

fonte immagine: Gazzetta di Modena

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