Non è una risposta quella data dall’Assessore alla mobilità sostenibile. Non basta dire che il contesto attuale è diversissimo per liquidare il progetto di metrotranvia

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Non è una risposta quella data dall’Assessore alla mobilità sostenibile. Non basta dire che il contesto attuale è diversissimo per liquidare il progetto di metrotranvia, funzionalmente adeguato al modello di “trasporto pubblico di massa” di uno specifico capitolo di spesa/investimento del recovery plan in discussione. E se non quello, come altrimenti trasferire al mezzo pubblico una quota rilevante di quello privato che oggi domina nella città?

Il potenziamento del trasporto pubblico delle persone nelle aree urbane per contenere quello dominante privato, fonte primaria della mal-aria che respiriamo, sta nei programmi di ogni amministrazione civica. Il recovery plan ora in discussione destina un capitolo di spesa a questo fondamentale investimento e, pag 88 della lunga relazione che lo accompagna, abilita i progetti di alcune città solerti e già pronte e apre esplicitamente a nuove candidature. A Modena una associazione politica molto attiva e determinata (che all’ultima competizione elettorale ha mancato di un soffio l’obbiettivo di una rappresentanza in consiglio comunale) ha responsabilmente introdotto all’attenzione della città il tema di un intervento che valga a spostare sul mezzo pubblico una quota determinante del trasporto privato delle persone; e ha ripreso il progetto di metrotranvia che in passato l’amministrazione comunale aveva elaborato compiutamente nel proposito di affidarlo a un allora previsto finanziamento governativo; ma poi aveva rinunciato, destinando i proventi della tariffazione della sosta (disponibili per i costi di esercizio della tranvia) alla costruzione del Novy Park. E’ vero, il progetto data a circa 16 anni or sono e, per il segmento che valeva a classificarlo metro-tranvia (del tutto marginale e perfino autonomo) con l’attraversamento in galleria del centro storico e fermata in piazza Matteotti, non appare obbiettivamente necessitato dalle limitate dimensioni della città entro le mura. Ma il disegno dei percorsi in superficie della tranvia corrisponde al sistema dei flussi da e verso la città che ancora oggi sono constatati, sicché il pregiudiziale rifiuto di prendere in discussione il progetto (elaborato a livello definitivo con l’apprezzamento dei costi ovviamente aggiornabili) per la perentoria ragione che il contesto attuale è diversissimo, non può essere considerata dalla città la doverosa esauriente risposta che, per essere convincente, deve entrare nel merito. E se l’Assessore sapesse motivare le ragioni per cui la tranvia così disegnata non sarebbe in grado di assicurare oggi un efficiente e attraente trasporto pubblico delle persone nell’area urbana, non potrebbe sfuggire all’onere di indicare una impegnativa e compiuta proposta alternativa che realizzi l’obbiettivo: proposta che si stenta a riconoscere in quella, francamente deludente, avviata dal Comune, come riferisce la stessa Assessore, alla considerazione del recovery plan / next generation eu.

Modena, 4 febbraio 2021.

Italia Nostra, sezione di Modena.

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