La Motor Valley pretende il proprio adeguato autodromo. Con il chilometro lanciato per il futuro dell’automobile.

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E’ ancora il Centro Guida Sicura che, parola allora del Sindaco, non sarebbe mai divenuto un autodromo.
Per massima garanzia sul punto, nel passaggio dallo screening alla via, furono imposte modifiche progettuali “finalizzate a ridurre le criticità legate alla tutela dei corpi idrici”, perché l’area di intervento ricade in zona di tutela delle acque superficiali e sotterranee, particolarmente sensibile per gli effetti della precedente attività estrattiva, e individuata dal piano territoriale provinciale come “ambito da sottoporre a progetti di tutela, recupero e valorizzazione”. In particolare si volle “ridotta di oltre il 30 per cento” la lunghezza della pista che era prevista nel progetto in circa 2 km “per l’effettuazione di gare sportive motoristiche”.
Come sappiamo, con una scia asseverata conforme al piano particolareggiato (che era adeguato alla conclusione della via, dunque prescriveva il limite di 1600 metri), la costruzione della pista superò poi i 2000 metri e il Comune lasciò passare – grave omissione – la violazione del piano attuativo di iniziativa pubblica, cioè della stessa amministrazione comunale.
Ieri in un convegno cui ha partecipato il gotha della Motor Valley, presenti Sindaco, Assessore regionale e pure il Rettore dell’Università (garanzia dunque della scientificità del progetto?), è stato promosso il completamento dell’autodromo con il “chilometro lanciato per il futuro dell’automobile”.
Un ampliamento che non sta nell’area di cui dispone la società concessionaria, ma già la giunta comunale ha approvato il documento di indirizzi che assicura il diritto di superficie sui terreni comunali necessari alla espansione. E il Consiglio Comunale sarà chiamato alla ratifica.
Si tratta della estensione della originaria concessione che l’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici aveva (25 gennaio 2009) dichiarato illegittima, invitando (vanamente) il Comune al rispetto delle disposizioni in materia (le prescritte procedure selettive di evidenza pubblica). Insomma un indebito favore alla società Vintage.
Se abbiamo capito bene, l’area necessaria alla espansione sarà sottratta al campo dell’aeroporto, mentre la nuova opera (la doppia pista del chilometro lanciato) andrà a stringere sul bosco di pino strobo. Un nuovo carico sull’ambiente fragilissimo dei campi acquiferi, non certo un progetto, come vuole il piano provinciale, di “tutela, recupero e valorizzazione”. Ne è consapevole la società proponente che, avviando il procedimento di una rinnovata VIA, considera necessaria una apposita variante al PTCP. La dovrà approvare la Regione e il suo presidente già si è detto entusiasta dell’opera.
L’amministrazione comunale, che non contrastò la violazione del piano particolareggiato, conforme alla prescrizione limitativa della Via, si prodiga ora nel lancio del raddoppio della pista, indifferente ai pericoli cui è esposta la salubrità delle acque sotterranee, fonte di approvvigionamento dell’acqua potabile dei nostri acquedotti.

Vogliamo credere che ARPAE, le cui stringenti analisi critiche si imposero nelle conclusioni della VIA del dicembre 2007, manterrà ferme, nella sua responsabilità di autonomo organo di competenze tecnico-scientifiche, le ragioni che avevano indotto a valutare insostenibile l’impatto della pista progettata nello sviluppo di 2000 metri (perciò voluto allora contenere nei limiti di 1600).

Modena, 29 luglio 2020.

Italia Nostra, sezione di Modena.

Fonte immagine: Gazzetta di Modena

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