Cinema Scala, la storia, le suggestioni, la socialità e il significato per Modena.

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In questo periodo le cronache locali si sono largamente e giustamente occupate del cinema Olimpia, della salvaguardia di una struttura che ha costituito un prototipo architettonico nel suo genere e della valorizzazione del bel mosaico con le figure evocative del cinema internazionale. Ma non è solo di questo cinema che ci si dovrebbe occupare e preoccupare: altri ce ne sono in totale abbandono e a rischio di costante ineluttabile degrado: Principe, Scala… È proprio di quest’ultimo che Italia Nostra vorrebbe si conoscessero la storia, lo sviluppo e il significato per Modena: la città che per un secolo il salone Eden, poi Scala, infine Nuovo Scala ha accompagnato registrandone l’espansione urbana oltre la porta Sant’Agostino, attraverso la costituzione di un salone da “scattinaggio” e da ballo, poi con servizio di ristorazione e infine da cinematografo. In un contesto di enormi cambiamenti urbanistici, sociali e demografici. Senza contare il valore artistico dell’edificio, opera in stile liberty di Cesare Bertoni, stile ancora pienamente decifrabile nonostante il degrado. Per questa ragione si fa seguire la storia di questo edificio, utile lettura per i modenesi interessati e soprattutto per chi li governa e per chi in qualche modo può o potrebbe intervenire.

IL SALONE EDEN SCALA A MODENA

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Particolare dell’ingresso e del relativo fastigio

L’architetto Cesare Bertoni nasce a Modena nel 1884 e si diploma all’istituto delle Belle Arti con specializzazione architettura. Lo si ritrova iscritto all’albo degli architetti nel 1926 e dal 1928 è socio onorario dell’Accademia di Belle Arti. Ma ha già cominciato ad esercitare dall’inizio degli anni Dieci del secolo. È proprio con l’ideazione della sala da ballo e scattinaggio “EDEN”, situata in villa San Cataldo, che ci risulta aver esordito nel 1913. In Archivio Storico Comunale, fascicolo 152 delle filze Ornato del 1913 troviamo il suo progetto firmato arch. prof. Bertoni Cesare. (v. figg. 2-5). In occasione del rinnovamento urbano e dei previsti abbattimenti (mura; porte; fabbricati diversi…) le grandi terre di proprietà Solmi poste in Villa San Cataldo fuori Porta Sant’Agostino, vennero vendute e Florio (o Floro) Ferrari ne acquistò la porzione sull’allora via Carlo Zucchi, via Cavo Cerca e via Emilia ovest. E proprio Ferrari si servì di Bertoni come progettista.

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Cesare Bertoni. Progetto completo salone Scala

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Idem, particolare dell’alzato del fronte

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fig. 5 altri particolari

ASCMO. In data 22 agosto 1913 Ferrari richiede al Comune l’autorizzazione alla costruzione in Villa San Cataldo di un “salone ad uso ballo pubblico” e così garantisce: “nel soffitto, per la ventilazione dell’ambiente stesso vi saranno collocati quattro grandi aspiratori i quali avranno sfogo per mezzo di aperture corrispondenti praticate sul tetto”. Finezze queste che soltanto dal professionista incaricato possono essere state suggerite.

Evidentemente i lavori si sono svolti con una notevole celerità, se in data 10 dicembre 1913, a nemmeno quattro mesi di distanza, il Ferrari chiede la visita dell’ufficiale sanitario per sbloccare l’apertura al pubblico (v.fig.6).

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fig. 6 Richiesta autografa di visita d’igiene di F. Ferrari  

Tale sblocco sarà poi rinviato perché l’ambiente viene trovato ancora troppo umido (rescritto del 22, XII, 1913). Una successiva ispezione del 24 dicembre smentisce l’inidoneità e il 15 gennaio del 1914 un “visto si autorizza” firmato dal sindaco dà l’avvio all’apertura al pubblico di questa sala da ballo e da scattinaggio. (v.fig.7)

È rimarchevole l’accenno al pattinaggio su ruote che era diventato in quegli anni uno sport amato e diffuso, come registrano i giornali dell’epoca nazionali e locali. Tanto che in tempi successivi il palazzetto dello sport di Modena sarebbe stato proprio pensato anche per tale disciplina.

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“Si autorizza nei riguardi dell’igiene l’uso del nuoco Salone ad uso di pubblico…” Il Sindaco

Tuttavia stanno per intervenire nuovi problemi: Ferrari alla fine del 1914 ha ideato un ampliamento della costruzione, tramite l’aggiunta di un’ala minore, modesta e non allineata, sul lato ovest del salone. Alla fine dell’anno 1914 (4 dicembre) è ancora l’architetto Cesare Bertoni a presentare progetto di ampliamento ed istanza di autorizzazione al Sindaco (v.fig.8).

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fig.8 “Autorizzazione di poter ampliare… il Ballo pubblico”. Autografo Cesare Bertoni

Evidentemente però Ferrari non segue alla lettera il piano proposto, tanto che verrà sanzionato addirittura con l’intimazione di demolizione di quanto fino ad allora edificato. (v.fig.9)

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fig. 9 Verbale di contravvenzione. 7 dicembre 1914

In seguito a tale incidente, si muove di nuovo Cesare Bertoni per conto di Ferrari con altre due istanze alla Commissione d’ornato per far approvare l’ampliamento (26 gennaio 1915; 18 febbraio 1915). In particolare la lettera esplicativa del 26 gennaio, che di seguito si riporta, spiega le difformità stilistiche rispetto all’elegante prospetto tardo liberty, giustificandole come parte di un’area modesta e rientrata dal fronte principale.(v. fig.10).

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fig. 10 Si tratta “di una piccola fabbrica aggiunta alla maggiore…”

Di fronte alla sanzione comminatagli dal Comune il proprietario Ferrari presenta un progetto migliorativo dell’allungamento di fabbricato e assicura l’esecuzione immediata del nuovo piano a norma. Tutti i progetti relativi al complesso sia con l’ampliamento sia relativi al solo ampliamento si trovano nel fascicolo dell’Ornato 1915/13.

Si tratta di disegni su carta e su lucido in ottimo stato di conservazione e di chiarissima lettura. Da essi si desume come questo locale corollario fosse diviso in tre stanze e come servisse al Ferrari ad uso ristorante: due sale di consumazione e una sala buffet che corredano la grande sala da ballo. (v.figg. 11-15).

Floro Ferrari deve aver fiutato come la gestione di un locale ad uso trattoria e ristoro, proprio adiacente al salone da ballo e divertimento, non avrebbe potuto che moltiplicarne i guadagni.

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Il leggero rientro rispetto alla linea del fronte si osserva ancor oggi

Ferrari conclude i lavori all’inizio di marzo e richiede visita di controllo dell’ufficio d’igiene (v.fig.16).

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I rescritti all’immagine di cui alla fig.17 riferiscono come la visita dell’ufficiale sanitario sia avvenuta con la consueta tempestività e come abbia avuto un esito positivo. Il 22 marzo 1915 è ottenuta l’idoneità dei locali ad uso ristorante.

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“Giudico che gli ambienti indicati possano essere adibiti ad uso ristorante” l’Ufficiale Sanitario

Interessante per la cura che si aveva alla salute pubblica, un’altra annotazione del 2 marzo 1915, relativa all’approvazione del progetto, che così recita: ”ho preso nota delle spiegazioni attentamente date e giudico nulla osti alla costruzione delle camere destinate a trattoria e buffet purché si provveda allo smaltimento delle acque luride e a provvedere i locali di acqua da bere a mezzo di pompe.” Siglato ancora dal responsabile dei Lavori Pubblici.

ASCMO, ibidem in data 7 marzo 1915, val la pena citare, dalla richiesta di Ferrari di visita d’igiene, queste parole a definire il sito: “… nuovo locale da adibirsi a ristorante, posto in villa San Cataldo 9, località Scala”. Il radicamento del nostrano toponimo “Scala” sta già scalzando il più esotico e allettante “Eden”. Ecco da dove deriva la moderna denominazione di “Scala”! La sala è infatti ormai definita “Eden Scala”. Alla richiesta segue un rescritto di autorizzazione a decorrere dal 20 c.m.

La vicenda di questo complesso sembra però ancora in salita: il 21 settembre 1915 Ferrari chiede al Comune di poter sospendere i lavori (o altri lavori) di ampliamento dell’Eden stesso e di rinviarli ad un momento più propizio per le sue finanze. Le autorità di P.S. gli hanno infatti vietato di tenere pubblico ballo (?) e pertanto le entrate così ridotte non gli permettono di continuare i lavori. Non sono chiari i motivi del divieto, forse dovuti ad una rissa o ad un episodio di malcostume accaduto al suo interno, sta di fatto che in data 15 ottobre 1915, la seduta della giunta rigetta la richiesta e impone l’immediata esecuzione dei lavori che sostanzialmente consistono nel sanare precedenti non conformità.

Non si sa come e quando la controversia sia finita, ma è certo che il salone da ballo ha ripreso a funzionare a pieno ritmo, così come probabilmente la trattoria.

Nelle filze dell’ornato ritroviamo il salone Eden Scala diversi anni dopo, nel 1919, quando (ASCMO, Ornato 1919.59) è ancora l’architetto Bertoni a rivolgersi al sindaco in nome di Ferrari al fine di costruire un “magazzeno” adiacente all’Eden Scala e ad un altro edificio, sull’attuale via Gherardi (odonimo ha che prenderà il posto della cosiddetta “strada vicinale”), nella direzione opposta rispetto all’ampliamento fatto alcuni anni prima. All’interno della richiesta la mappatura del sito e il progetto che viene autorizzato.

Si passa poi al 1936, quando il 3 dicembre 1936 (ASCMO, Ornato 1936.577) Floro Ferrari si fa vivo di nuovo con la richiesta di ampliare la porta del magazzino di cui sopra, ricavato nel ’19 e segnato in rosso nella figura. (v.figg.18-19). La domanda è rivolta al podestà e questi la approva. Sembra probabile come l’allargamento della porta che di fatto diventa portone sottenda alla trasformazione del magazzino ad uso abitativo.

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Queste brutte modifiche sono tuttora esistenti e danno vita di fatto a piccoli appartamenti. L’Eden Scala resta comunque un salone da ballo, anche se non sappiamo con certezza se vi si siano eseguite, anche solo saltuariamente, proiezioni cinematografiche. È certo invece che una vera e propria cabina di proiezione è stata allestita nel 1939.

In tale anno (ASCMO. Ornato 1939.16) Floro Ferrari, che nel frattempo ha messo in piedi la società Ferrari Floro, chiede al podestà l’esecuzione, internamente al salone Scala, di una cabina di proiezione. È evidente l volontà di ridefinire formalmente l’uso a quello di cinematografo, probabilmente all’epoca più redditizio. Il progetto, di cui sempre Cesare Bertoni è estensore, è alle figg. 20-22.

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Nel marzo del 1940 vi è la concessione della definitiva abitabilità e conformità dei lavori eseguiti. (v.fig.23).

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Per gli anni seguenti non ho fatto altre indagini. Sappiamo che il salone (cosiddetto “di seconda visione”), che usufruiva anche di uno spazio-cortile antistante, si trasformava d’estate in cinema all’aperto e che ai primi degli anni ‘90, venne trasformato dalla precedente struttura platea-galleria in multisala, ad opera dell’architetto Vinicio Vecchi.

L’attività venne definitivamente sospesa nel 2009. Il 26 novembre del 2010 lo stabile e gli adiacenti appartamenti e vani sono stati occupati dagli antagonisti del Guernica che vi si sono insediati per circa sei mesi fino allo sgombero avvenuto il 10 maggio del 2011 tra grandi polemiche. Durante i mesi di occupazione, che aveva permesso al centro sociale di sviluppare le proprie attività politiche e ricreative, fino a trasformare il cinema in una discoteca, il locale e le annesse  abitazioni sono stati vandalizzati. “C’erano danni ovunque sia nelle sale che nei tre appartamenti contigui. Erano state portate via tutte le poltroncine degli spettatori. Le porte erano sfondate o persino smurate. Il cancello rotto, le serrature spaccate. È questa la testimonianza dell’avvocato Paolo Pellicciari di Reggio che con il fratello era esecutore testamentario dei beni della defunta Lelia Lugli. Immobili che comprendevano anche il cinema Nuovo Scala di via Emilia Ovest e gli appartamenti annessi su via Gherardi e via Cavo Cerca.”

(Da un articolo di Carlo Gregori, scaricato da internet, probabilmente da”Gazzetta” o “Carlino”)

ANNA ROSA VENTURI

 Seguono alcune immagini riprese dalla scrivente a puro scopo esemplificativo.

Peccato! Oltre agli sfregi degli umani, oggi anche i piccioni stanno aggredendo indisturbati i fregi della facciata!

 

Bibliografia a stampa:

Città e architetture – Il Novecento a Modena Edito da Comune di Mo, FCRM; A cura di Vanni Bulgarelli e Catia Mazzeri. F. Cosimo Panini, 2012. Scheda sul cinema scala a cura di Federico Ferrari, p.338.

Modena: il cinema e i cinema. Le sale cinematografiche e i progetti dell’architetto Vinicio Vecchi”, a cura di Carla Barbieri e Lucio Fontana, Parma, Edicta, 2010.

Riferisce soltanto delle modifiche apportate da Vecchi per rendere lo Scala (da allora Nuovo Scala) un “multisala”.

Giordano Bertuzzi, Trasformazioni edilizie urbanistiche a Modena fra Ottocento e Novecento, Modena Aedes Muratoriana, 1992.

Gabriella Roganti, Appunti per una storia del cinematografo a Modena dagli albori all’avvento del sonoro, Modena, Elis Colombini editore 1990. Non fa alcun cenno allo Scala se non come cinema all’aperto.

La città razionalista. Modelli e frammenti. Urbanistica e architettura a Modena 1931-1965. A cura di Laura Montedoro e Andrea Costa. R.F.M edizioni, 2004. Utile solo per la breve nota biografica di Cesare Bertoni (Mo 1884 – Mo 1948).

Bibliografia web

Atlante web delle Architetture del ‘900 di Modena

LeCittàsostenibili. Storia, Natura, Ambiente è un progetto dell’Ufficio Ricerche e Documentazione sulla Storia urbana del Comune di Modena

Fonti

ASCMO. Ornato. 1913. 152. Contiene il bellissimo progetto firmato     da Cesare Bertoni relativo al salone da ballo Eden Scala.

ASCMO. Ornato. 1915. 13. Contiene altri progetti sia completi sia relativi al solo ampliamento del Salone Scala ad uso trattoria sempre firmati da Bertoni che è anche firmatario di tre istanze al Comune per conto del committente Florio Ferrari.

ASCMO. Ornato. 1919. 59. Richiesta di costruire un magazzino adiacente al Salone Scala. Progetto Bertoni.

ASCMO. Ornato. 1936. 577r. Richiesta di allargare la porta di ingresso del magazzino di cui sopra Scala. Progetto Bertoni.

ASCMO. Ornato. 1939. 16. Richiesta di costruire la cabina di proiezione all’interno del Salone Scala. Progetto Bertoni.

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