Oggi MAV – Fondazione Modena Arti Visive – è anfibia, metà pubblica e metà privata. Ma presto sarà, se Dio vuole, tutta privata

galleria civica mav

All’interrogativo che ci eravamo posti nel gennaio 2016, quando il Sindaco annunciò l’operazione (“Sottratti ai cittadini modenesi la Galleria Civica e il Museo della figurina?”), la conferenza stampa di ieri che ha presentato la neocostituita MAV ha dato una esplicita risposta per tutti rassicurante, come registra la cronaca di stampa: “MAV, una volta andati in pensione i dipendenti pubblici, vedrà una netta prevalenza dei privati a suo tempo assunti da Fondazione Foto”.

 

Modena, 4 ottobre 2017.

 

Qui di seguito si potranno leggere le valutazioni preoccupate – gennaio 2016 – della Associazione.

 

Sottratti ai cittadini modenesi la Galleria civica e il Museo della figurina?

 

Non al Consiglio comunale ma al cronista che lo intervistava il Sindaco ha comunicato il proposito di far “confluire” la Galleria civica (con il Museo della figurina) nella Fondazione Fotografia, costituita dalla Fondazione Cassa di risparmio, alla quale l’Amministrazione comunale del passato mandato già aveva conferito il Fotomuseo Panini. Una scelta politica, quella annunciata, di grande rilievo, la rinuncia del Comune a gestire in autonomia e nei modi propri della pubblica amministrazione un consolidato istituto culturale civico. Dalle parole del Sindaco apprendiamo che imminente è l’intesa con la fondazione bancaria anche per la scelta del nuovo direttore.

Crediamo che una così impegnativa determinazione di architettura istituzionale sarebbe dovuta essere discussa nella città e innanzitutto in Consiglio comunale. Dove è prevedibile che sarà portata, ma per una mera ratifica, perché il Sindaco (che ci ha messo la faccia, come ha detto in altra occasione per il Sant’Agostino) non può essere contraddetto dalla sua maggioranza.

Le ragioni della ferma opposizione di Italia Nostra – allora – al conferimento nella privata Fondazione Fotografia del pubblico Fotomuseo (oscurato da quel momento) assumono maggiore forza per la Galleria civica che subirebbe una radicale alterazione di identità: “confluita” con la preziosa raccolta di disegni in un ente privato, non più in sostanza civica, non più di tutti i cittadini modenesi. La stessa sorte per il Museo della figurina, un unicum nel panorama nazionale.

L’abbandono del Fotomuseo non è stato dunque l’eccezionale misura per un istituto ritenuto (ma ingiustamente) minore. Si tratta invece dell’indirizzo generale segnato per gli istituti culturali civici, scorporati dalla organica struttura della pubblica amministrazione per essere cogestiti con la fondazione bancaria. Un’inammissibile rinuncia alla responsabilità di diretto autonomo governo, in una deriva di privatizzazione che finirà per travolgere gli stessi musei civici, sul modello contestabile ma contagioso di quelli bolognesi.

 

Modena, gennaio 2016.

 

Italia Nostra, sezione di Modena

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