La Bibbia di Borso d’Este in Senato

Assistiamo con soddisfazione al successo ottenuto dalla Bibbia di Borso nella sua
esposizione romana che ha indotto al proseguimento dell’evento. L’occasione dello
spostamento a Roma discendeva da una molteplicità di comprensibili fattori: il 1925
infatti ne aveva segnato il ritorno a Modena dopo l’asportazione da parte di Francesco
V d’Austria Este e la prestigiosa sede di palazzo Madama rimarcava doverosamente
la figura del Senatore Giovanni Treccani degli Alfieri cui va il merito dell’acquisto
del capolavoro, donato poi allo Stato italiano.
Il successo era ampiamente prevedibile considerata la straordinaria unicità del
manoscritto più miniato della Rinascenza, tuttavia non riteniamo configurarsi né
come affermazione di popolarità né come trionfo di campanile. La Biblioteca Estense
e la città di Modena nulla hanno aggiunto alla loro agenda, se non vedersi sottrarre il
codice più amato e richiesto dai visitatori. Proprio per questo vogliamo ribadire una
nostra ferma convinzione, quella di evitare al massimo lo spostamento di delicati
cimeli come questo per rivitalizzare eventi in grado di avvalersi di facsimili esistenti.
E’ proprio questo il caso della Bibbia estense, dotata di un facsimile prodotto dalla
Franco Cosimo Panini alcuni decenni fa, in grado di sostituirsi degnamente
all’originale. Lo stesso Ministero, talora ponendosi come partner in operazioni simili,
ebbe più volte a ribadire, l’importanza dell’utilizzo di copie a protezione degli
esemplari autentici. I costosi facsimili, sovente finanziati con denaro pubblico,
dovrebbero rispondere appunto questo scopo: consentirne la visione, lo studio, gli
eventuali spostamenti senza ricorrere ai fragili originali. Altrimenti cui prodest?
La realizzazione della copia della Bibbia, chi lavorava in Estense se lo ricorda bene,
durò mesi; costrinse allo smontaggio dei singoli fascicoli, alla costrizione delle
pagine per spianarle e renderle atte alle riprese fotografiche, anche queste reiterate
più e più volte per ottenere il risultato ottimale e infine alla nuova legatura che
cancellò ogni traccia di materiali come cuffie e spaghi di cucitura. Elementi
imprescindibili per quella oggi chiamata “archeologia del libro”, volta allo studio
delle componenti materiali dei manufatti.
Copie dunque costate lacrime sudore e sangue e che risultano inutilizzate perché si
vuole ostinatamente l’originale, certo sempre indiscutibilmente più sfolgorante e
convincente... ma allora ripetiamo cui prodest?
Certamente la mostra in Senato ha garantito tutte le misure di sicurezza, di
climatizzazione, di salvaguardia nella rimozione, ma vogliamo far memoria di quali
danni ogni leggerezza può provocare? la Biblioteca Estense ancora non ha smesso di
piangere la perdita di un’altra preziosissima reliquia: il manoscritto miniato delle
Piccole Preghiere di Renata di Valois, straordinario bene dotale della sposa di Ercole
II d’Este. Concesso in prestito al Ministero per la mostra Pregare nel silenzio negli
anni Novanta venne incautamente trasferito, per volere dell’allora Dirigenza, da
Roma all’abbazia di Montecassino, come una qualsiasi mostra itinerante
preconfezionata. Qui, in assenza dei doverosi controlli, fu facilmente rubato e ad oggi
mai ritrovato.
La beffa oltre il danno: in mancanza delle garanzie, solo millantate e mai verificate,
non venne pagato neppure l’indennizzo assicurativo di cinquecento milioni delle
vecchie lire, seppur insignificante rispetto all’unicum. Fu un episodio sconcertante,
tenuto segreto ai modenesi e agli studiosi per oltre un anno, che suscitò unanime
indignazione quando si venne a sapere del furto al momento della realizzazione del
facsimile, ottenuto dalle esistenti copie di sicurezza. Italia Nostra non può non
ricordare questi fatti a ribadire come la fragilità del patrimonio di TUTTI debba
indurre TUTTI a condurre una tutela allo spasimo, senza reverenze né timori.
Italia Nostra Sezione di Modena