Al limite del Parco della Resistenza (di fatto la sua insegna) la Torre che fu dell’acquedotto è opera (1964) del prestigioso studio milanese degli architetti BBPR. Doverosamente si è deciso di non abbatterla. Urgente è l’intervento di manutenzione prima che il degrado divenga irreparabile.

La nitida rappresentazione fotografica di Giancarlo Pradelli

La nitida rappresentazione fotografica di Giancarlo Pradelli

Italia Nostra salutò con soddisfazione la determinazione comunale di non corrispondere alla richiesta di demolizione della Torre piezometrica di Via Ancona avanzata dall’ente gestore Hera come misura di messa in sicurezza degli impianti di acquedotto. Fu allora riconosciuta la straordinaria qualità architettonica della singolare struttura realizzata nel 1964 su progetto dello Studio milanese BBPR (Banfi, Belgioioso, Peressutti e Rogers), un unicum nel vasto e seriale repertorio nazionale di impianti di quella natura e un unicum a Modena di opera disegnata  dal prestigioso Studio della Torre Velasca.  Fu abbandonato il modello costruttivo a telaio, generalmente allora seguito in questi  speciali impianti, per affidarsi all’esclusivo impiego del cemento armato. Ne è risultata una originale forma a fungo a superficie fasciante continua, cemento a vista, con slancio dalla rastremazione mediana verso l’allargamento in alto a contenere il serbatoio capiente di ben mille metri cubi. Una felice sintesi tra architettura e ingegneria, come è stato osservato, un prototipo/capolavoro  di attrezzatura tecnica acquedottistica che ha retto al sisma del 2012, a differenza delle diverse torri a telaio invece gravemente danneggiate e molte dovute essere abbattute.

Il singolare manufatto che, posto al limite del Parco della Resistenza, ne costituisce la icona di richiamo visivo nel paesaggio urbano, già rivela i segni del degrado da trascurata manutenzione nel tempo del disuso e necessita della revisione della copertura e della riparazione ai preoccupanti fenomeni di caduta di materia in superficie da cui traspare la trama metallica di armatura. Un intervento urgente,  non particolarmente oneroso, verosimilmente contenibile entro l’importo che era stato previsto e stanziato (dalla Regione) per la demolizione invece scongiurata. E sembra assurdo che per formali ragioni contabili e di bilancio quella stessa somma non possa essere stornata e impiegata nella spesa di conservazione (che ben corrisponde al dichiarato fine originario della messa in sicurezza degli impianti). Quando in ogni caso la proprietaria Amministrazione comunale, che ha riconosciuto il valore della Torre e ne ha escluso la demolizione, si è assunta la responsabilità della conservazione e dunque  è impegnata all’intervento manutentivo.

Modena 29 Novembre 2021.

 

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