Italia Nostra ha chiesto alla Soprintendenza che sia avviata la istruttoria di verifica dell’interesse culturale dell’edificio comunale “Scuole Carducci” in via Gramsci di Formigine. Un’opera che per misurata eleganza compositiva e rigore formale costituisce un unicum nella edilizia scolastica del novecento razionalista in ambito non solo modenese.

"Dal sito del Comune di Formigine, Documentazione bando concorso di idee ex
Carducci"
"Dal sito del Comune di Formigine, Documentazione bando concorso di idee ex Carducci"
“Dal sito del Comune di Formigine, Documentazione bando concorso di idee ex
Carducci”

Italia Nostra ha chiesto alla Soprintendenza che sia avviata la istruttoria di verifica dell’interesse culturale dell’edificio comunale “Scuole Carducci” in via Gramsci di Formigine.

Un’opera che per misurata eleganza compositiva e rigore formale costituisce un unicum nella edilizia scolastica del novecento razionalista in ambito non solo modenese.

1. Già l’Ufficio di tutela, tra settembre e ottobre del 2016, su segnalazione di un Comitato locale di cittadini, prese in considerazione l’edificio comunale “Scuole Carducci”, posto in Formigine via Gramsci, in funzione dell’eventuale verifica dell’interesse culturale e l’Amministrazione comunale documentò che l’edificio era stato costruito su progetto dell’ingegnere Remigio Casolari del 2 febbraio 1949. Non sussisteva dunque allora, pur se l’opera fosse stata completata entro quello stesso anno, il requisito temporale dei settant’anni dalla sua esecuzione, la soglia prevista per il riconoscimento di bene culturale. Del tutto irrilevante l’ulteriore informazione data dalla Amministrazione comunale, secondo la quale la costruzione dell’edificio sarebbe stata attuata negli anni successivi, tra il 1951 e il 1955. Ebbene, a tre anni di distanza sono stati consultati documenti che contraddicono quella informazione, oggi – se fosse fondata – rilevante. Il documento decisivo al riguardo è costituito dal piano regolatore generale elaborato dallo stesso ingegnere Casolari che porta la data del 2 febbraio 1950 (il giorno in cui, con la firma del sindaco, l’Amministrazione comunale lo assume come atto proprio) e nella tavola relativa allo stato di fatto dell’insediamento del capoluogo rappresenta graficamente nel contorno del nucleo storico, e in prossimità della torre dell’acquedotto, l’esistenza dell’edificio scolastico: ben riconoscibile nella sua originale forma in pianta, come ancora oggi si presenta, con i due corpi laterali arretrati rispetto a quello centrale che così assume autonomo rilievo volumetrico e speciale evidenza nel prospetto verso la strada. Sicché questo sicuro riferimento temporale impone di riconoscere esistente l’edificio entro l’anno precedente e con apprezzabile margine a ritroso, se si considera che la elaborazione grafica di quella tavola nello studio del professionista deve essere congruamente anticipata nel tempo rispetto alla presentazione alla Amministrazione committente e al giorno in cui la stessa Amministrazione, come già abbiamo osservato, fa proprio il complesso atto urbanistico con la sottoscrizione del sindaco. Sussiste oggi, in conclusione, il requisito temporale dei settant’anni e dunque il riferimento della realizzazione dell’opera tra gli anni 1951 – 1955 è invece plausibile per i successivi ampliamenti in aderenza al nucleo originario, rimasto in sé integro. I documenti scolastici attestano infine che la nuova scuola è già attiva all’apertura dell’anno scolastico 1950 – 1951: conclusa l’opera negli ultimi mesi del 1949 solo nell’anno successivo poteva essere attivato nell’edificio di via Gramsci il servizio scolastico.

2. L’approfondimento della indagine ha acquisito un elemento essenziale di conoscenza non contemplato nel provvedimento (decreto del direttore regionale 25 agosto 2006) che riconobbe l’interesse culturale (come “manufatti acquedotto di via Gramsci”) della Torre Piezometrica eretta negli anni trenta del Novecento a Formigine, nella zona, in prossimità dell’insediamento edilizio del capoluogo, nella quale poi nel 1949, a brevissima distanza da essa, nel suo alone si direbbe, furono costruite le Scuole Carducci. Si è cioè accertato che il progetto della Torre è documentato (27 luglio 1933) di mano dello stesso ingegnere Remigio Casolari e la rappresentazione fotografica al tempo in cui i due edifici (torre e scuola) non erano ancora contornati dai nuovi insediamenti li registra come un insieme formalmente omogeneo e unitario e rende evidente l’intendimento di rapportare/armonizzare l’impianto plano-volumetrico della scuola alla diversa tipologia della vicina preesistente struttura verticale. Insomma le comunali scuola e torre dell’acquedotto sono espressione della medesima committenza e della unitaria idea inventiva del progettista Casolari. Un ingegnere modenese di solida cultura razionalista, strutturista di riconosciuta superiore perizia, dalle molteplici competenze, molto attivo non solo a Formigine dove operò in un rapporto di costante collaborazione con quella Amministrazione comunale (suo il precoce – 1950 – piano regolatore, come già abbiamo constatato), specie negli anni della ricostruzione postbellica, seguendo anche le varie fasi dell’impegnativo recupero/resta1uro della Rocca medievale, liberata dalle informi costruzioni che vi si addossavano. E la progettazione delle nuove scuole al limite dell’insediamento storico si rivela sensibile, e specie nell’impiego del cotto a vista, al rapporto di prossimità alla Rocca.
Originale l’articolazione volumetrica dell’edificio scolastico, già si è detto, dove prende speciale autonomo rilievo il corpo lungo che guarda verso la strada e ad esso si agganciano, arretrati, i due corpi laterali; caratteristica saliente, i paramenti esterni in cotto a vista, mentre la fascia bianca a intonaco che corre continua alla base (vi si aprono le strette fessure che danno luce al piano interrato) lega e compatta i tre distinti elementi della composizione e crea un elegante contrasto cromatico che esalta il rosso del cotto. Il partito del fronte verso strada (sul quale non si apre il varco di ingresso all’edificio) è modulato in due ordini di aperture (nove per piano) ritmate a tre; le finestre dell’ordine inferiore si appoggiano sulla fascia bianca che segna la base del prospetto. Gli ingressi simmetrici al piano rialzato dell’edificio si aprono sui fronti arretrati dei due corpi laterali e ad essi (protetti da essenziali pensiline angolari) si accede attraverso brevi scale di concezione funzionale. Insomma un’opera che per misurata eleganza compositiva e rigore formale costituisce un unicum nella edilizia scolastica del novecento razionalista in ambito non solo modenese. Sussiste per certo l’interesse culturale delle Scuole Carducci e dovrà essere oggetto di formale verifica nei modi previsti dall’art.12 del codice dei beni culturali e del paesaggio.
L’originario edificio, cui nel tempo sono stati addossati vasti corpi in ampliamento, è rimasto tuttavia integro e riconoscibile, e ogni nuovo intervento in quell’insediamento, non più destinato alla funzione scolastica, sarà tenuto ad assicurare alle scuole progettate dall’ingegnere Casolari, con il ripristino della condizione di isolamento, un corretto risanamento conservativo.

Modena, 25 ottobre 2019

Italia Nostra, sezione di Modena.

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