EX AMCM. DEMOLIZIONI MIRATE PER VANIFICARE LA TEMUTA DECISIONE DEL GIUDICE. GRAVE RESPONSABILITA’ ISTITUZIONALE E POLITICA.

Lo dice l’assessore nel suo empito polemico: “è una follia” che non sia stato ancora risolto in sedici anni, da quando l’amministrazione se lo è posto, il problema del recupero dello storico insediamento delle Municipalizzate. Ma la responsabilità politica di questo ritardo (e dell’avanzato degrado del complesso, non contrastato dalla amministrazione comunale) non è certo delle associazioni che hanno interpretato il diffuso dissenso nella città (molte migliaia le firme raccolte contro la soppressione del Cinema Estivo, il primo cinema all’aperto realizzato nella città e l’unico sopravvissuto). La loro civile contestazione non ha ritardato di un solo giorno il faticoso sviluppo di questa vicenda che ben poteva concludersi oltre dieci anni fa, all’esito del concorso vinto dal gruppo di progettisti guidato da Carlo Melograni. Come è ben noto, il concorso fu chiuso nel 1995 e il progetto vincente fu assunto nel piano particolareggiato adottato nel 2000.La fretta demolitrice estiva ha colpito i soli due edifici che tutte le associazioni avevano indicato come quelli di più alto interesse nel complesso, dimostrando addirittura che la negata tutela dell’originaria “rimessa dei tram” (prima applicazione a Modena della tecnologia del cemento armato) era il risultato di un vistoso errore, immediatamente riconoscibile, di identificazione catastale. La questione di questa negata tutela era rimasta aperta con il ricorso da Italia Nostra proposto al TAR del Lazio, discusso in una udienza dello scorso giugno ma non ancora deciso, mentre i tempi di esecuzione del piano urbanistico attuativo approvato dal consiglio comunale nel dicembre 2009 non sono certo brevi. Il Comune non ha neppure pubblicato il bando per i progetti definitivi delle previste complesse opere e dunque trascorrerà in ogni caso ben più di un anno prima che possa insediarsi il cantiere con l’avvio dei lavori. Alle demolizioni seguirà perciò una lunga pausa di inerzia, in una situazione dei luoghi di più appariscente disordine e degrado. Insomma, l’attesa della sentenza del Tar del Lazio (a quel giudizio il Comune non è estraneo perché si è costituito, come controinteressato, per opporsi al ricorso di Italia Nostra) e della decisione del Tar Emilia Romagna (dove si discute della legittimità del piano urbanistico attuativo, contestata dalle associazioni), prevista per il vicino fine dicembre o gennaio 2011, non avrebbe ritardato di un sol giorno la realizzazione dei progetti dell’Amministrazione se le ragioni fatte valere con i ricorsi non fossero state riconosciute nell’uno e nell’altro giudizio. Molti sono i più recenti fabbricati di nessun valore ed anzi deturpanti che nel complesso dell’AMCM debbono essere fuor di ogni contestazione demoliti. Nell’imminenza delle due decisioni l’amministrazione comunale ha invece abbattuto i due edifici (la “rimessa dei tram” e la palazzina di Vecchi) che sarebbero dovuti essere conservati se le ragioni delle associazioni fossero state riconosciute nell’uno o nell’altro giudizio. Come insegna la strategia dei più spregiudicati operatori privati dell’edilizia, l’amministrazione comunale non ha inteso affrontare questo rischio e ha posto così i giudici amministrativi di fronte al fatto compiuto, facendo venir meno, così crede, la stessa materia del contendere. Che potrà dire il ministero del valore culturale di due edifici ormai distrutti? (la sentenza del Tar del Lazio, pubblicata – e perciò conosciuta – soltanto quindici giorni fa, vincola il ministero beni culturali a rivalutare l’interesse dei due edifici che la soprintendenza bolognese aveva negato). Come già di fronte alle mirate demolizioni estive, Legambiente, Italia Nostra e WWF denunciano il disprezzo che l’amministrazione comunale ancora dimostra per la memoria della più autentica vicenda urbana. E ribadiscono infine che il condiviso proposito di dotare la città di vitali “spazi culturali” non esonera dal rispetto della disciplina di piano regolatore, né giustifica il sacrificio del patrimonio urbano storico.
Modena, 27 ottobre 2010.
Legambiente – Italia Nostra – WWF – Modena –