Osservazioni di Italia Nostra sezione di Modena sul modo di ordinare il Largo Sant’Agostino. 

È la Via Emilia che si allarga, si fa piazza nello sviluppo conclusivo del suo percorso giunto alla porta di Sant’Agostino, non è la piazza che si apre a lato della Via Emilia.  Lo è diventata dal momento dell’impiego come parcheggio autoveicoli. Una prima indicazione a chi si propone di regolare quel luogo urbano quando sia stato soppresso il parcheggio: si deve aver riguardo allo spazio unitario compreso tra i due coevi edifici settecenteschi. Rimarrà, certo, per la continuità del traffico veicolare pubblico e privato (limitato) la fascia lungo la facciata dell’edificio che fu l’Ospedale Sant’Agostino. E’ oggi il tragitto in entrata e in uscita dei filobus, vi si aggiungerà anche la linea dell’annunciato trasferimento da Corso Canalchiaro e l’organizzazione della piazza non può rimanere indifferente a questo uso ecologicamente virtuoso ma d’ingombrante impatto visivo nel cielo del centro storico. È mezzo da confermare o in prospettiva da sostituire con più leggeri veicoli ad autonoma trazione elettrica (come nel centro storico di Parma e Reggio Emilia)? Se largo/piazza Sant’Agostino deve essere trattato come spazio unitario, come la pavimentazione? Da conservare l’acciottolato della zona oggi di parcheggio, ma non estensibile crediamo fin contro il marciapiede dell’ex ospedale. L’asfalto però non può rimanere, è da considerare un lastricato di pietra – macigno del nostro Appennino, si conoscono i luoghi delle cave riattivabili. Il diverso trattamento di superficie segna il discrimine della porzione assegnata alla funzione del traffico veicolare di attraversamento. E a rigore il compito di organizzazione del luogo può dirsi esaurito. Si tratta di una piazza data, che segna da secoli la morfologia urbana, si impone con le sue proprie caratteristiche, assimila anche lo spazio del sacrato della Chiesa di Sant’Agostino (preesistente alla piazza), è riconosciuta, per l’interesse storico e artistico, come tipico bene culturale (art.10, comma 4, lettera g, del codice beni culturali e paesaggio), quindi è soggetta alla disciplina conservativa (restauro) prescritta dall’art.29 del codice, ogni trasformazione passa al vaglio della soprintendenza. E’ la piazza della riforma settecentesca estense delle istituzioni assistenziali, aperta tra gli edifici dell’Albergo dei poveri, una sorta di casa di lavoro (l’attuale palazzo dei musei), e dell’Ospedale Sant’Agostino, negli anni Dieci del Novecento fu demolito l’edificio neoclassico di chiusura fatto erigere da Ercole III nel 1790, disegno del Soli, sulla porta, per ricoverare le famiglie dell’isolato abbattuto nel diradamento qualche decennio prima voluto da Francesco III per motivi di igiene urbana in quel quartiere della città. Un dipinto settecentesco e l’incisione del Silver la rappresentano con il monumento equestre a Francesco, di primo Ottocento il dipinto, molto animato, con l’albero della libertà. Era un falso problema la ricomposizione del quarto lato affidata nel 2000 a Gehry che, rifiutando la insulsa committenza, la interpretò liberamente (uno schermo mobile da cinema all’aperto retto da torri a traliccio tortili), si imposero infine le ragioni che ne sconsigliavano la realizzazione (motivate da Italia Nostra e ribadite al convegno veneziano – ottobre 2000 – della Biennale). La storia della piazza offre una indicazione sicura noi crediamo per la incompatibilità – lì – della messa a dimora, come si dice, di alberature a ingombrare la libera prospettiva tra le facciate dei due edifici che si fronteggiano, si infittisca invece il verde al margine ovest, oltre la soglia della porta, a segnare le mura atterrate, nel luogo – largo Moro – di convergenza oggi dei molteplici flussi veicolari. Non sono, ben si intende, ragioni che in assoluto escludono nuovo verde all’interno dello storico insediamento urbano, legate invece alle speciali caratteristiche della individua piazza, non varrebbero, facciamo un solo esempio, per la irrisolta Piazza XX Settembre che è pur contigua di sguiscio a Piazza Grande sul fianco sud della Cattedrale.

Nasce come la piazza delle pubbliche istituzioni assistenziali. Con l’Unità, agli istituti di cultura, statali e civici, è dedicata la porzione antistante dell’edificio che era l’Albergo dei poveri, quella retrostante dapprima a ricovero anziani, poi a ospedale e, trasferito l’ospedale, è recuperata infine alla fisiologica espansione degli istituti di cultura. Sull’altro lato la Fondazione di Modena, che ha acquistato dall’ASL il vasto complesso immobiliare che fu l’Ospedale Sant’Agostino, sta approntando la funzionale sede dei Musei universitari (nella contigua porzione dl proprietà statale), del Museo della figurina (ora in Palazzo Santa Margherita) e delle attività espositive della fondazione arti visive (nella quale sono confluite la galleria civica  e le raccolte fotografiche non solo comunali), per realizzare a conclusione (ma finalità primaria dell’acquisto) l’originale impegnativo progetto AGO concepito in proprio, attraverso il corretto recupero – restauro e risanamento conservativo – delle storiche strutture di edilizia ospedaliera come configurate dall’esercizio di cura nell’arco di due secoli. Sarà dunque la piazza delle istituzioni culturali e questo carattere condiziona l’impiego temporaneo del luogo, come quello che si è dimostrato nella scorsa stagione molto gradito ai cittadini, ed è riproposto in questa, di un assetto, per manifestazioni serali di intrattenimento o spettacolo, palco e pedana-platea di sedute. Non sembrano necessarie strutture permanenti di servizio, sarà la singola iniziativa di impiego a porne la speciale estemporanea esigenza. Non un rigido schema di progetto, quindi, ma la cornice leggera per la versatilità degli usi ammissibili, alla condizione, già lo si è detto, della coerenza da verificare di volta in volta in concreto con la qualità di pubblica piazza di interesse storico e artistico.