Come noto, sono stati previsti poderosi stanziamenti per il restauro del cosiddetto palazzo di Foresto di corso Canalgrande, affacciato sulla Via dell’Università e adiacente alla Via Emilia. Italia Nostra Sezione di Modena non può disinteressarsi al futuro di questa residenza storica di grande prestigio. Pur certi che le istituzioni preposte a queste operazioni saranno attente a nulla alterare né nella facciata né negli appartamenti interni né nei cortili, ci permettiamo di ricordare come questa sia una delle memorie storiche della città, della casata non solo estense e di importantissimi organismi istituzionali attraverso i secoli. Palazzo di Foresto perché? Perché Foresto d’Este del ramo di Scandiano ne fu l’ultimo proprietario prima del definitivo passaggio alla casa regnante. Ma notizie di costruzioni in quell’area risalgono al medioevo. Area privilegiata perché insistente sul Canal Grande, il maggiore della città, e la Via Emilia, quindi tale da indurre importanti famiglie ad edificarvi le proprie case. Nel XIV secolo il palazzo era proprietà dei Fogliani, patrizi reggiani. Nel 1481 fu acquistato dai Rangoni che lo tennero per quasi due secoli, facendone una fastosa dimora rinascimentale fino al 1640, anno in cui fu ceduta agli Estensi. Fu Luigi, terzogenito del duca Cesare, a possederla e in seguito a lasciarla in eredità ai tre nipoti Luigi, Foresto e Cesare Ignazio. Una parola va spesa soprattutto su questi ultimi divenuti figure cardine nella gestione della politica estense. Educati alla corte francese del re Sole e abituati al suo sfarzo, non fecero troppa fatica ad insinuarsi nelle grazie dell’adolescente Francesco II che ne imitò le abitudini lussuose e licenziose e largamente li delegò alla gestione del potere. Se già i Rangoni, potentissima famiglia modenese, ne avevano sollevato il prestigio, è proprio con Foresto e i suoi fratelli che il palazzo diventa sostanzialmente sede di una corte alternativa per la grandiosità degli arredi, la sontuosità delle feste che vi si tenevano e per le frequentazioni tra le più blasonate d’Italia e non solo. Con la morte senza eredi di Foresto nel 1725, fu automatico il passaggio alla casa regnante e al Duca Rinaldo, molto lontano dai gusti e dagli sprechi delle passate gestioni. Le spese di governo e delle guerre costrinsero successivamente Francesco III a dare il palazzo in affitto decennale alla Comunità nel 1749. La nuova destinazione previde di ospitare le istituzioni finanziarie, come la “Ferma”, per la riscossione delle imposte, un primo accenno a quella che sarà la sua prevalente fisionomia, quella istituzionale e finanziaria. Verso gli anni Settanta del secolo furono importanti le modifiche apportate per volere di Francesco III che forse avrebbe voluto fare del palazzo una sede dell’università. Fu chiamato l’architetto Pietro Termanini che apportò sostanziali variazioni all’interno, eliminò il portico sul corso Canalgrande e lo sostituì con l’imponente attuale ingresso colonnato portando l’insieme praticamente alla attuale fisionomia. Permise così l’allineamento alle altre case, favorendo al contempo la prospettiva rettilinea fino a via Mascherella. L’Archivio di Stato, che qui ringraziamo nella persona del dottor Riccardo Pallotti per averci messo a disposizione le ricerche e i testi redatti sull’argomento, consente di vedere ed analizzare i disegni, gli spaccati e le mappe, tutti materiali preziosi per comprendere l’evoluzione e la situazione attuale del palazzo. Ci riferiamo in particolare alle piante custodite nel Mappario Estense, Fabbriche (Cart.18, n. 29; n.32) e al Mappario Estense, Mappe in volume, vol.9. La storia successiva è nota: sia con Napoleone sia con lo stato unitario il palazzo di Foresto fu contenitore di importanti istituti finanziari e demaniali, divenendo infine la sede di rappresentanza della Prefettura nel 1866, allorché la nuova costruzione di Cesare Costa su Viale dei Martiri andò ad ospitarne gli uffici. Siamo così arrivati ad oggi, ancora ammirati davanti ad un palazzo inserito nel cuore di Modena che così è e così deve restare, permettendo soltanto i consolidamenti e l’eventuale messa in sicurezza. A tal proposito sottolineiamo come varrebbe la pena di informare pubblicamente la città del progetto in corso, attraverso una presentazione aperta a tutti cittadini. Lo merita il palazzo, lo meritiamo tutti noi (difficile e selettivo l’accesso alle molte tavole del progetto allegate al bando di appalto dell’opera),
Modena, 24 aprile 2026.
Italia Nostra Sezione di Modena
Il Palazzo Foresto a Modena. Avviata l’opera di restauro.
