Non è più il duca a doverci pensare: Comune di Modena, prenditi cura del nostro giardino pubblico!

Giardini ducali estensi

L’appellativo pomposo che è stato dato al già più modestamente noto come “Giardino pubblico” non corrisponde alla realtà di oggi. Quel fiore all’occhiello aperto alla città nel 1752 per volere del duca Francesco III come oasi di verde, di sole, di benessere per adulti e bambini sovente affetti da rachitismo, e che aveva visto il passaggio di sovrani in visita nonché l’allestimento di grandiosi spettacoli e di tornei oggi è tristemente ridimensionato. La Biblioteca Estense conserva nelle sue preziose collezioni il manoscritto di Paul Mique e di Claude Chatelet riportante in vivide tavole il giardino e le costruzioni del Petit Trianon a Versailles, inviato al duca estense direttamente da Parigi onde fornire spunto per la costruzione del modenese giardino. Un particolare che dovrebbe far riflettere sulle allora grandiose aspettative e sull’attuale incuria e decadimento. 

Già la prospettiva dal Corso Canal Grande, la grande strada di Terra Nova, riportata dall’incisione del Sylvester, si conclude oggi in una sempre maestosa cancellata, ahimé completamente attaccata dalle morsure della ruggine e bisognosa dei restauri che il suo autore,  il vero artista del ferro Malagoli, meriterebbe appieno.
Le grandi aiuole che scandiscono la sontuosità dell’accesso verso la palazzina del Vigarani costituiscono la sola parte di giardino “all’italiana”. Appositamente volute per accogliere gli ospiti più prestigiosi con la dovuta enfasi. Tutto il resto è affidato al gusto naturalistico e paesaggistico della tipologia all’inglese.
Ebbene, questo trionfale accesso è ridotto ad un modesto susseguirsi di parterres malamente manutenuti, con una stagionalità di fioriture modeste, spesso trascurate e rinsecchite. Tutte le parti verdi sono aree spelacchiate così come le montagnole, pensate per movimentare la piana monotonia del giardino. Oggi in parte ricoperte da vegetazione inaridita dalla mancanza di innaffiature.
Il laghetto è poco più di una fogna a cielo aperto, discarica di bottiglie vuote, cartacce, plastica nonché popolato da orrendi pesci rossi, ormai ingigantiti e scoloriti, sovente impegnati in cruente lotte fratricide.
Le panchine, la ghiaia, gli stessi giochi per i bambini, le roccaglie, le statue… tutto quanto non curato versa in uno stato di trascuratezza che fa male al cuore di chi lo ricorda negli anni lontani, quando il giardino costituiva il punto di svago e il riferimento dei bambini nelle estati modenesi. Quando c’erano i custodi che percorrevano in bicicletta e a piedi i vialetti per controllare che tutto filasse liscio. E quando le mamme sulle panchine sorvegliavano, chiacchieravano e sferruzzavano. Con lo zampillo della fontanella, ristoro fra una corsa e l’altra e “cura” empirica per le ginocchia sbucciate dalle cadute in bicicletta. Tempi lontani, modi lontani di vivere quello spazio.
Un improbabile palmizio troneggia proprio davanti all’ingresso della palazzina di caccia impedendone parzialmente la vista, peraltro compromessa dalle diverse  attività. Infatti tendoni e dehors con musica a tutto volume e stands con somministrazione di cibi completano l’abbrutimento del nobile complesso.

In un contesto del genere chi manca sono proprio i bambini. L’area è mal frequentata, e questo è sotto gli occhi di tutti; la mancanza di qualsiasi controllo, la carenza di ordine e di pulizia li tengono alla larga da questo luogo, ormai degradato. 
Chi se ne deve occupare? Chi ha la responsabilità di proteggere questa eredità? Chi deve renderla vivibile e appetibile di nuovo? L’appello di Italia nostra, in questo inizio di estate e quindi di valorizzazione degli spazi verdi pubblici, è al Comune e agli assessori di competenza. 

Italia Nostra Sezione di Modena