Nicolò dell’Abate, momento essenziale e inamovibile nel percorso espositivo della Galleria Estense.

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Decisione quanto meno opinabile l’aver rimosso dalla Galleria Estense i cicli dei Canti dell’Eneide e dei Musici di Nicolò dell’Abate per ospitare, nella saletta dove tradizionalmente sono esposti, una “postazione” (francamente spaesata) del Festival della Filosofia. E la manifestazione è ormai da molti giorni conclusa, ma il pubblico numeroso attratto dalla Galleria nella giornata del patrimonio non ha incontrato nella visita quel nucleo essenziale della raccolta ducale e tra le sue opere di più alta qualità. Non si vorrebbe che questa assenza, non più motivata dalla occasione del Festival, preludesse alla sottrazione permanente al percorso espositivo delle pitture di Nicolò, da più di due secoli integrate nella raccolta estense e inserite in un contesto collezionistico storicizzato, una sua inamovibile sezione organica.

Come è ben noto, a causa del grave stato in cui versava il Camerino dell’Eneide a Scandiano, gli affreschi furono staccati e salvati dal degrado della Rocca per disposizione di Francesco III d’Este, trasferiti a Modena e sistemati su tre fasce sotto la balaustrata nel salone d’onore del Palazzo Ducale, mentre l’ottagono con i personaggi musicanti fu collocato sul camino. Nuovamente un’istanza conservativa, oltre ad ambizione collezionistica, determinò, in epoca austroestense, lo stacco e il trasferimento nel Palazzo di Modena anche degli splendidi Musici che decoravano la Sala del Paradiso della stessa Rocca. Troppo lungo sarebbe ripercorrere nei dettagli  la storia successiva delle pitture. Basterà ricordare che all’apertura della “Regia Galleria Estense” nel 1854  erano esposte nella  stanza riservata ai ”dipinti a fresco di artisti dello Stato”, mentre  dopo il trasferimento della raccolta ducale nel Palazzo dei Musei alle opere di Nicolò fu nuovamente destinato uno spazio di prestigio. In tempi meno lontani  l’ordinamento Salvini-Ragghianti  previde poi una “Saletta di Nicolò”, mentre nel progetto dell’architetto Pancaldi (1975) un piccolo ambiente fu destinato ad ospitare le decorazioni dello “Stanzino dell’Eneide” sistemate in modo da restituire, allusivamente, l’immagine del celebre complesso completato da alcune figure di suonatrici. La mostra su Nicolò dell’Abate e la pittura del Cinquecento tra l’Emilia e Parigi, voluta a Modena nel 2005, ha poi ulteriormente contribuito a conoscere e far conoscere questo nostro prestigioso artista. Ricordiamo infine che nel 2010 fu negato al Comune di Scandiano, anche a seguito dei motivati rilievi di Italia Nostra, il rinnovo del prestito dei dipinti di Nicolò, dato per la mostra “Il paradiso ritrovato: Nicolò dell’Abate alla corte dei Boiardo” (allestita allora nella Rocca dei Boiardi, concessa in uso cinquantennale al Comune dal demanio dello Stato).

La Galleria Estense, recentemente riconosciuta come museo degno di una autonoma direzione – gestione, non può iniziare questa nuova stagione con l’oscuramento di un episodio saliente della sua complessa vicenda storica di formazione e la sottrazione all’unitario percorso espositivo di dipinti della più alta qualità, in rapporto di stretta integrazione con la stessa nostra città (di Nicolò, la Battaglia di Modena nella Sala del Fuoco di Palazzo Comunale e il ciclo delle Beccherie).

Modena, 5 ottobre 2016.

Italia Nostra, sezione di Modena.

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