Ben venga la “mostra” e sarà un gran successo. Ma …

manifatturaCerto, la mostra si farà, sarà una mostra molto bella, una selezione eccellente, garantita da un consulente di rango, rappresentativa di un gallerista di eccezione che ha ben meritato non solo della città. Straordinario il richiamo anche sull’onda del successo dello chef Bottura all’Expo. Hanno giovato e sono valse ad animare l’aspettativa le non poche voci di dissenso sulla decisione già presa e irreversibile. Per esorcizzarle è stato evocato l’esecrando spettro di chi avversa ogni innovazione (i tralicci tortili di Gehry per un effetto son et lumière, sue parole; il piano dell’AMCM, quaranta metri di torre residenziale, vietata dal piano regolatore, ma c’è chi ne ha pianto, si è letto di recente; le lame librarie nel Sant’Agostino, tardive figlie in provincia della fallimentare Grande Bibliothèque). Sullo slancio della promozione di Modena nel mondo, è ignorata la non peregrina obiezione sulla spesa pubblica non irrilevante per una iniziativa che nasce privata (e private sono le opere esibite nella mostra) in tempi di lesina nelle ordinarie attività istituzionali per la cultura, archivio storico, biblioteche e musei civici. I designati spazi espositivi nell’ex manifattura tabacchi, oggi privati, sono funzionalmente appropriati, non c’è dubbio, all’eccezionale manifestazione.  Ben venga allora. E sarà un gran successo. Punto.

Ma sia chiaro è una mostra non concepita in casa della amministrazione comunale che si è limitata ad acquistarla (si dice che sia esoso il prezzo che pagherà), né in questo momento sarebbe stata capace di progettarla in proprio perché la istituzione civica dedicata all’arte contemporanea è priva da qualche mese del suo direttore, dimessosi a ragione dopo la destinazione della palazzina dei giardini ducali, sede primaria delle mostre, ad ospitare un padiglioncino di promozione locale enogastronomica nell’alone più periferico dell’Expo.

Per altro questa idea della mostra è stata la occasione per risolvere un problema non da poco nella città e cioè che fare del piano terra della porzione già ristrutturata del complesso edificio che fu la (pubblica) manifattura tabacchi, da un “piano di recupero” generosamente (allora dicemmo sventatamente) affidato dai nostri amministratori alla libera convenienza dell’impresa. Per farci insomma quel che più fosse convenuto. E la convenienza è stata oggi infine trovata appunto nella offerta della amministrazione comunale di assumere l’onere della spesa locativa di quegli spazi (quando lo stesso Comune ha una diversa e illimitata disponibilità di analoghi spazi e non solo la quarta parte del Foro Boario).

La mostra dunque segnala alla responsabilità della città due questioni di metodo se non di principio.

La prima. La decisione è stata eminentemente politica. E nel dichiarato proposito .di autopromozione della città, non di fare cultura. La Galleria Civica è senza una adeguata direzione e di necessità l’attività espositiva è stata esternalizzata, come oggi si dice con questa brutta parola, appropriata alla brutta cosa.  Ma, visto dalla pubblica istituzione, è il segno preoccupante della sua debolezza.

La seconda. Non fu scelta appropriata quella di affidare al mercato il futuro dell’ex manifattura tabacchi e solo oggi si comprende che non solo la storia di pubblico opificio (per molti decenni la più grande industria della città e, con il lavoro femminile, precoce strumento di emancipazione), ma pure le caratteristiche tipologiche – funzionali (i grandi laboratori, oggi frammentati, perciò irriconoscibili e perduti) e la cruciale posizione nel  tessuto del centro storico, avrebbero dovuto imporre (come invano aveva suggerito Italia Nostra) una diversa destinazione, pubblica, al  diretto servizio della città.

Modena, 13 luglio 2015.

Italia Nostra, sezione di Modena.

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