Ex caserma Garibaldi: esposto alla Procura della Repubblica

Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Modena

Al Procuratore Regionale dell’Emilia Romagna della Corte dei Conti in Bologna

 

Italia Nostra, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico artistico e naturale della Nazione, riconosciuta come persona giuridica con DPR. n. 111 del 1958, che svolge attività “di rilevante interesse pubblico” “nel campo della tutela del patrimonio storico artistico e naturale della nazione” (art.1, legge 23 maggio 1980, n.211), nella persona di Giovanni Losavio, presidente della sezione modenese della associazione (con sede in Modena, Corso Vittorio Emanuele II, 59, presso l’Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti ) espone i seguenti fatti relativi alle condizioni di avanzato degrado, per omesse cure manutentive, dell’edificio monumentale “Caserma Garibaldi”, in Modena, Viale della Rimembranza (e dichiara di voler essere informata nella eventualità di cui all’art.408, comma 2, cod. proc. pen.).

 

“Lo Stato ha l’obbligo di garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di sua appartenenza”. Lo prescrive l’art.30 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. E i beni immobili di riconosciuto interesse storico – artistico appartenenti allo Stato (art.53) costituiscono il demanio culturale e sono protetti da speciali misure di salvaguardia che ne limitano la disponibilità.

Premessa indispensabile, questa, per avvicinarci al drammatico tema di negata tutela a uno dei più importanti complessi monumentali della nostra città. Allo Stato appartiene infatti  l’edificio che è parte essenziale dell’insediamento benedettino a Modena e con il fronte neoclassico si affaccia sul Parco della Rimembranza: acquisito alla proprietà pubblica, da non molti anni si è conclusa la destinazione militare postunitaria come Distretto – Caserma Garibaldi.

Esaurita la funzione militare, lo Stato è scandalosamente inadempiente all’obbligo della conservazione dello storico edificio e l’abbandono di ogni cura manutentiva ha avviato un  processo di progressivo deterioramento che già ha compromesso la sicurezza delle stesse strutture essenziali del fabbricato, neppure protetto, come sarebbe stato agevole provvedere e con ben poca spesa, da intrusioni degradanti e occupazioni abusive.

La stampa non solo modenese denuncia non da oggi, anche con eloquente documentazione fotografica, le condizioni di avanzato decadimento, prossimo alla rovina, e dunque al limite della recuperabilità, della “Caserma Garibaldi”. Né risulta che il ministero dei beni culturali (suo il compito di “provvedere alle esigenze di conservazione dei beni culturali di appartenenza statale”: art.39 dello stesso “codice”) abbia assunto alcuna iniziativa per sollecitare l’amministrazione del Demanio dello Stato a intraprendere i necessari interventi di messa in sicurezza.

Una simile condizione  di incuria e abbandono (che già ha procurato gravi e forse irreversibili danni alla integrità fisica del bene) rimanda sicuramente a responsabilità personali pur se non agevolmente identificabili dentro il vasto anonimato burocratico della amministrazione dello Stato.

Sicuramente responsabilità per danno erariale, per il quale si è chiamati a rispondere davanti alla Corte dei Conti. Ma crediamo pure che una simile incuria esponga alla responsabilità penale chi, titolare dell’ufficio cui lo Stato affida la consegna del proprio bene, non ha adempiuto ai doverosi compiti di custodia.

Non sembra azzardato affermare che anche l’inadempimento di tali compiti realizzi, sia pure attraverso la condotta omissiva della cura manutentiva, l’”uso illecito” del bene culturale, punito dall’art.170 del “Codice”.

Ma è altrimenti incontestabile che se l’ufficio di custodia comporta l’obbligo di assicurare la conservazione fisica del bene e dunque di impedirne il deterioramento, alla persona del custode è imputabile, nel rapporto di causalità come definito dall’art.40 del codice  penale, il grave danno che il bene abbia subito per difetto di ogni cura manutentiva (“non impedire l’evento che si ha l’obbligo di impedire, equivale a cagionarlo”).

E del più grave reato previsto dall’art.635, primo e secondo comma, codice penale , sussistono per certo nella specie tutti gli elementi integrativi, e pure l’elemento obbiettivo della altruità del bene (appartenente allo Stato), con riguardo alla persona fisica del pubblico funzionario custode del pubblico edificio di interesse storico-artistico, inadempiente consapevole agli obblighi della cura conservativa, la cui omissione abbia cagionato la lesione alla integrità fisica del bene abbandonato al degrado.

 

E’ generalmente riconosciuto che l’ordinamento italiano assicura al patrimonio storico e artistico uno statuto di altissima protezione, come nessun altro paese dell’Europa, elevando la tutela a funzione essenziale e a principio fondamentale della Repubblica (art. 9 Cost.). Ma la prassi costringe a registrare un diffuso inadempimento al precetto costituzionale che ha indotto una attitudine di assuefazione che investe pure le istituzioni. Sicché non rimane che invocare l’estremo presidio della tutela giurisdizionale, in una funzione non meramente punitiva, ma di necessario ripristino del primato che la Costituzione assegna, nell’ordine dei valori, al patrimonio storico e artistico della nazione. E il caso del consapevole abbandono al degrado della monumentale “Caserma Garibaldi” non costituisce quindi  una minore vicenda di devianza e trasgressione, ma una condotta gravemente lesiva di un bene essenziale e primario della collettività la cui riparazione rimane infine affidata all’intervento della funzione giurisdizionale.

 

Il direttivo della sezione modenese di Italia Nostra.

Il presidente

Giovanni Losavio.

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